INTERPRETAZIONE DEI SOGNI
Tratto da "Il sogno e il mondo infero" di J. Hillman.

Dobbiamo invertire il nostro consueto procedimento, che traduce il sogno nella lingua dell'Io, e tradurre invece l'Io nella lingua del sogno. Prendiamo, per esempio, i Tagesreste, i "residui diurni" (ndr ossia ciò che abbiamo vissuto durante il giorno e che il nostro inconscio ripropone all'interno del sogno) di cui secondo Freud sono costituite le immagini oniriche. Adesso non li prenderemo più nel loro valore di facciata, come se rimandassero a eventi reali di un mondo diurno letterale. Immagineremo, invece, che il sogno stia digerendo certi avanzi del giorno, trasformandone i fatti in immagini. Più che un commento sul giorno, il sogno è un processo digestivo, che scompone ed assimila il mondo diurno nei labirintici budelli della psiche. Il lavoro onirico cucina gli eventi della vita trasformandoli in sostanza psichica per mezzo di modalità immaginative: simbolizzazione,condensazione, arcaicizzazione. Estrae materia dalla vita e la trasforma in anima, e contemporaneamente nutre ogni notte l'anima con materiale nuovo. Un po' come nella pratica diffusa in tutto il mondo, e specialmente nell'antico Egitto, di deporre nella tomba dei defunti oggetti della loro vita. Insieme alla salma, veniva traslato tutto il suo mondo...
Il lavoro giusto con i sogni è quello che aiuta il processo di traslazione o di morte che ha luogo comunque nel sogno stesso. E' un lavoro equivalente a quello che già sta svolgendo il sogno. L'interpretazione, come il sognare, diventa un morire al mondo diurno, un ruminare le sue realtà letterali fino a trasformarle in realtà metaforiche. Più sogno mia madre e mio padre, mio fratello e mia sorella, mio figlio e mia figlia, meno queste persone reali sono come le percepisco nel mio ingenuo naturalismo letterale e più diventano abitatori psichici del mondo infero. Quando appaiono nelle visioni delle mie notti e io macino e digerisco il loro andirivieni, i famigliari diventano familiares, compagni interiori: non sono più esattamete le persone letterali con le quali ho quotidianamente a che fare. A poco a poco, la famiglia cessa di essere le persone reali, alle quali devo resistere e con le quali devo competere, per diventare gli antenati viventi, i fantasmi, le ombre, i cui caratteri scorrono nel mio sangue psichico, dandomi sostegno con la loro presenza nei miei sogni.
Quante volte abbiamo sognato quelle vecchie scene famigliari! Ecco la mamma che sgrida, gli occhi incorniciati negli occhiali, il babbo che volge le spalle, il fratello morto da anni che dorme ancora nel letto accanto. Perhè questo eterno ritornare alle medesime figure? Che cosa vuole la psiche? Perchè ci riporta passati amori come tormenti attuali? Una notte dopo l'altra, volti a cui avevamo dato il bacio d'addio ritornano a chiedere ancora qualcosa. Di solito, si pensa che tali ripetizioni e insistenze significhino che c'è un complesso irrisolto; ma che cosa dice in realtà questa spiegazione?
Forse, nei sogni è in corso un lavoro, una prolungata cottura di residui coriacei che scioglie la carne fin troppo soda delle persone ricordate, riducendole ai loro simulacra, a un ombra di se stesse, affinchè possano andarsene, liberate da nostro attaccamento, e noi si possa vivere in loro presenza non più oppressi dalla loro vita. Queste figure sono qualcosa di più che complessi irrisolti; sono anche sostanze emotive sottoposte al processo del fare anima.