IL MAGO PUBBLICO

(da J. Frazer, Il ramo d'oro)



(...) a spingerci nel labirinto della magia è stata la considerazione di due diversi tipi di uomo-dio.
A seguito della precedente trattazione, i due tipi di dèi umanizzati si possono distinguere in uomo-dio religioso e uomo-dio magico.
Il primo tipo, presuppone l'incarnazione di un essere di ordine diverso e superiore all'uomo in un corpo umano, per un periodo più o meno lungo, durante il quale manifesta il proprio potere e la propria conoscenza trascendente, operando miracoli ed enunciando profezie attraverso il tabernacolo corporale in cui si è designato di prendere dimora. Questo può essere propriamente definito il tipo ispirato o incarnato di uomo-dio. In questo caso, il corpo umano altro non è che un fragile ricettacolo terreno ricolmo di uno spirito divino e immortale.
L'uomo-dio del tipo magico, invece, è semplicemente un uomo dotato in misura eccezionale di quei poteri che la maggior parte dei suoi simili si arroga in misura minore; nelle società primitive è infatti difficile trovare qualcuno che non si diletti di magia. Quindi, mentre l'uomo-dio del tipo ispirato trae la propria divinità da un dio che si è abbassato a celare la sua celeste radiosità dietro un'opaca maschera di stampo terreno, l'uomo-dio del secondo tipo trae il suo straordinario potere da una sorta di empatia fisica con la natura. Non è solo il ricettacolo di uno spirito divino. Tutto il suo essere, corpo e anima, è così delicatamente accordato con l'armonia del mondo che, con un tocco della mano o un cenno del capo, può trasmettere una vibrazione palpitante alla struttura universale delle cose; e, viceversa, il suo organismo divino possiede un'acuta sensibilità per quelle minime alterazioni ambientali che lascerebbero del tutto indifferente un uomo qualunque.
Ma la linea che separa i due tipi di uomo-dio, per quanto precisa la si possa tracciare in teoria, raramente si può indicare con altrettanta precisione in pratica, e quindi non mi soffermerò su questo punto. Abbiamo visto che l'arte magica si può applicare a beneficio sia del singolo che dell'intera comunità, e che, a seconda che sia diretta verso l'uno o l'altro di questi due obbiettivi, è chiamata magia privata o pubblica.
Ho anche già sottolineato come il mago pubblico occupi una posizione molto influente dalla quale, se è persona abile e accorta, può salire passo passo fino al grado di capo o di sovrano. Studiando la magia pubblica, si arriva a comprendere la regalità primitiva, dal momento che nelle comunità barbare e selvagge, sembra che molti capi e sovrani debbano la loro autorità principalmente alla loro fama di maghi.
Nelle società primitive, dove l'uniformità delle occupazioni è la regola, e non è ancora iniziata la suddivisione in classi lavorative, ogni uomo è, in misura maggiore o minore, il mago di sè stesso; compie sortilegi e incantesimi a proprio beneficio e a danno dei suoi nemici. Ma un gran passo avanti si verificò con l'istituzione di una speciale classe di maghi; quando, cioè, un certo numero di uomini venne prescelto col preciso compito di beneficare l'intera comunità con la loro perizia, sia che si trattasse di curare le malattie, di prevedere il futuro, di regolare le condizioni climatiche, o per qualsiasi altro scopo di pubblica utilità. L'impotenza dei mezzi generalmente usati da questi professionisti per raggiungere il loro fine, non deve farci dimenticare l'enorme importanza dell'istituzione in sè. Ci troviamo di fronte a un gruppo di uomini liberati, almeno nelle comunità primitive più avanzate, dal bisogno di guadagnarsi il pane col duro lavoro manuale e autorizzati, anzi, spronati e incoraggiati a perseguire le loro ricerche nei segreti della natura. E' loro dovere quanto loro interesse avere cognizioni superiori a quelle dei loro simili; di familiarizzarsi con tutto quanto può aiutare l'uomo nella sua strenua lotta con la natura, tutto quanto può lenire le sue sofferenze e prolungargli la vita.
Le proprietà di droghe e minerali, le cause della pioggia e della siccità, del tuono e del fulmine, l'alternanza delle stagioni, le fasi della luna, il percorso quotidiano e annuale del sole, il moto delle stelle, il mistero della vita e il mistero della morte. (...)
Senza dubbio, mai nessuno più di questi stregoni selvaggi ebbe maggiori incentivi alla ricerca della verità. Dovevano ad ogni costo mantenere almeno un'apparenza di conoscenza; un solo errore, se smascherato, avrebbe potuto costar loro la vita. Quindi, per quanto autorizzati a respingere le stravaganti pretese dei maghi e condannare i loro inganni, dobbiamo riconoscere che, tutto sommato, l'istituzione originale di questa classe di persone ha arrecato benefici incalcolabili all'umanità. Essi furono infatti i diretti predecessori non solo dei nostri medici e dei nostri chirurghi ma anche dei nostri ricercatori e scopritori, in ogni ramo delle scienze naturali. Avviarono l'opera che, in epoche posteriori, portò a risultati così brillanti e benefici da parte dei loro successori; e, se gli inizi furono scarsi e limitati, ciò è da imputare alle inevitabili difficoltà che ostacolano il cammino della conoscenza, più che a una congenita incapacità, o a una deliberata frode degli uomini.